L'autore di questo articolo
Richard Owen Richard Owen è corrispondente del quotidiano britannico The Times. È a Roma dal 1996. Per scrivere ai giornalisti stranieri: corrispondente
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"Cambio di regime!".
Tom, Trouw, Paesi Bassi
Italieni › Lettera dall'Italia
Roma è una capitale splendida e sicura. Ma i borseggiatori, i graffiti e i venditori ambulanti spesso danno al turista un'immagine squallida della città, scrive Richard Owen

Attenti al degrado

L'altro giorno sono andato all'edicola, in via della Conciliazione, e ho trovato il mio giornalaio preoccupato. Un gruppo di borseggiatori aveva provocato ad arte un tafferuglio; lui era uscito per riportare l'ordine e uno di loro si era intrufolato nel chiosco e gli aveva rubato gli incassi.

"È un problema che si ripete tutti i giorni", mi ha detto, "ma soprattutto il mercoledì, quando la zona di San Pietro è gremita per l'udienza papale, e nei fine settimana". Quello stesso giorno mi sono trovato a viaggiare su un affollato vagone della metropolitana. A un certo punto sono saliti a bordo cinque o sei bambini.

Subito sono comparsi sulla soglia dei vigilantes gridando: "Signore e signori, fate attenzione a borsette e portafogli". I bambini, del tutto indifferenti, sono scesi alla fermata dopo per andare, presumibilmente, in cerca di altre vittime.

Per esperienza so che Roma è una delle capitali europee più sicure. Qui sono stato derubato una sola volta: ovviamente sull'autobus 64, noto bersaglio dei borseggiatori. In un'altra occasione (a Milano, però), il cellulare è misteriosamente scomparso dalla mia tasca nei pressi della stazione ferroviaria.

Incidenti del genere capitano in tutte le grandi città. A volte a Campo de' Fiori, nelle prime ore del mattino, può succedere di essere testimoni di risse, alimentate dall'alcol. Ma nel complesso a Roma non mi sono mai sentito in pericolo, neanche di notte.

Il problema dei borseggiatori, però, dà un'impressione di un declino da terzo mondo, specie in combinazione con i graffiti, con lo spettacolo dei senzatetto che dormono negli androni o sui marciapiedi intorno a San Pietro, e con il fenomeno dei venditori ambulanti che, vicino a Castel Sant'Angelo, smerciano ai turisti i loro finti articoli griffati.

Quando spunta la polizia, questi ambulanti - molti dei quali sono immigrati africani illegali radunano le loro merci in un lenzuolo e scappano a nascondersi, finché i tutori dell'ordine non se ne sono andati.

Naturalmente, i veri criminali rimangono dietro le quinte. Intendo dire che alcuni dei borseggiatori - non tutti - vengono da squallidi campi nomadi sparsi per la periferia, come quello di Tor Cervara, da cui i bambini rom vengono spediti in centro e addirittura subiscono punizioni corporali se non tornano con 200 euro al giorno. Anche gli ambulanti illegali, i cosiddetti vucumpra', sono controllati da oscuri mafiosi, che fabbricano i prodotti contraffatti e ne organizzano la rete di distribuzione.

Contro questi fenomeni di criminalità, la polizia e il comune di Roma hanno cercato di dare un giro di vite, con blitz di agenti in borghese, intercettazioni, riprese nascoste e satelliti gps.

Per i barboni hanno lanciato un'iniziativa lodevole, installando una grande tenda nei giardini di Castel Sant'Angelo per l'inverno. Altrettanto encomiabile l'idea di ingaggiare i writers, i giovanissimi autori dei graffiti, per decorare le stazioni della metropolitana anziché sfigurare pareti e treni.

Ma alle autorità sembrano mancare le risorse, o le strategie, per ripulire bene la città. E questo è un peccato: certe volte Roma - forse la più bella città del mondo - ricorda un suk o un bazar.

Certi turisti troveranno il tutto "molto pittoresco" e ripartiranno da Roma felici e contenti con la loro borsa finto-Gucci. Altri, però, si porteranno dietro un'impressione negativa, e alcuni torneranno a casa senza portafogli né passaporto.

Sarebbe ancora più un peccato se una città dove edifici e monumenti sono stati ripuliti così bene per il giubileo di sette anni fa - e che da allora è stata oggetto di tanti interventi di recupero - dovesse sprofondare in una condizione di degrado permanente.
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